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Aspetti principali del ruolo di Mediatore Familiare

Aspetti principali del ruolo di Mediatore Familiare
a cura di Cristina Assirelli Counselor Professionista e Mediatore Familiare in formazione.


La professione del Mediatore Familiare è in forte sviluppo in Italia. Durante la separazione e/o il divorzio tra coniugi, sia in via giudiziale che consensuale, si consiglia lo strumento della Mediazione Familiare utilizzato per dirimere il contenzioso e portare ad un accordo chiaro e condiviso dalle parti. Attraverso la Mediazione Familiare si ha il vantaggio di alleggerire il lavoro legale e insieme promuovere un benessere maggiore dei Mediandi. 


Il ruolo del mediatore
Il Mediatore, quale terzo imparziale, partendo dall’accoglienza, l’empatia e la direttività si concentra sull’individuazione del conflitto di coppia, ascoltando le parti insieme o separatamente, al fine di traghettarli entrambi fuori dal conflitto, con degli accordi pratici e chiari riguardanti ad esempio: la futura gestione familiare, economica e dei figli (in particolare se minori); per quanto riguarda l’aspetto genitoriale, offrirà un affaccio sulla nuova dimensione bigenitoriale, dove entrambi le parti possono giocare un importante ruolo educativo e affettivo, anche se disgiunto dall’immagine di coppia. 


Il conflitto
A proposito del conflitto, Franco Pastore, nel libro “L’amore e il conflitto” - Armando Editore 2008, analizza il concetto per cui nella coppia si tende a resistere nel mantenere lo stato di conflitto: “Nella coppia il conflitto appare più rilevante che in altri contesti a causa dell’intensità della relazione e della posta messa in gioco, poiché più è stretta la relazione e più è intenso il potenziale conflittuale; nello stesso tempo, proprio per l’intensità della relazione e la necessità o la speranza di mantenerla, fanno collegare all’idea di conflitto qualcosa di doloroso e di spiacevole, tanto che la maggior parte delle persone teme il conflitto e cerca di evitarlo o di sopprimerlo” e ancora: “Il conflitto nelle relazioni va collegato con la scoperta della diversità che l’altro soggetto tende a negare, proprio allo scopo di poter conservare la relazione”. 


Etica e deontologia
Il rispetto del codice etico e deontologico e della riservatezza sono il primo presupposto nella relazione tra Mediatore e Mediandi. “Il Mediatore pertanto è tenuto ad osservare le norme del proprio Codice deontologico che regolamentano: il rapporto con sé stesso, il rapporto con gli utenti e il rapporto con gli altri colleghi oltre che con il resto della società. Le caratteristiche di ordine etico del Mediatore sono innanzitutto l’imparzialità, la neutralità e la riservatezza nei confronti degli utenti. Il primo importante ambito riguarda il rispetto della competenza il che significa l’impegno del professionista ad operare nell’ambito delle proprie competenze per le quali ha ricevuto adeguata formazione e certificazione ma anche la cura del proprio aggiornamento professionale in modo costante e permanente, nonché l’analisi e l’elaborazione del proprio lavoro.” E ancora “il segreto concerne non solo lo svolgimento e il contenuto dei colloqui e il contenuto degli accordi di Mediazione Familiare ma anche l’esistenza della presenza stessa” (E. Giannella, M. Palumbo, G. Vigliar, 2018).


Questa professione riconosciuta e normata (Il Mediatore Familiare è una professione definita dalla Norma UNI 11644-2016, disciplinata ai sensi della Legge 4/2013), è strettamente legata alla Normativa Italiana in merito al Diritto di Famiglia e alla tutela dei minori. L’ONU ha stilato la Convenzione Internazionale dei diritti del fanciullo di New York, il 20 Novembre 1989: i fondamenti sui quali si basano le leggi internazionali per la tutela dei minori citano il diritto alla sopravvivenza, allo sviluppo, alla protezione e alla partecipazione. Durante gli incontri di Mediazione i genitori sono agevolati e sostenuti nel passare dal conflitto alla cooperazione in funzione dei figli, “Molti genitori hanno così tanti problemi da affrontare, quando si separano, che non è facile per loro pensare a quello che stanno vivendo i figli. Uno dei benefici della mediazione, secondo le testimonianze dei genitori, è che li ha aiutati a concentrarsi sui loro figli come singoli individui e a tenere conto dei loro sentimenti e bisogni, oltre che dei propri. In generale i genitori vogliono mettere i figli al primo posto, e accolgono con piacere un incoraggiamento a fare così” (Lisa Parkinson - La Mediazione Familiare, modelli e strategie operative - Erickson 2018). Anche in caso di famiglie di fatto, i diritti dei minori, seguono le medesime normative, anche se per i conviventi a tutt’oggi non vengono applicati i diritti e doveri, corrispondenti alla legislazione vigente in materia di matrimonio.


Alla fine del percorso è fondamentale fornire dei feedback sui miglioramenti ottenuti, verificare la realizzazione del contratto, dare una delucidazione sintetica sul lavoro svolto insieme, e sulle eventuali risorse, per poter procedere, infine, alla stesura del progetto d’intesa, che sarà successivamente presentato agli avvocati e inserito nell’atto di separazione/divorzio.


Bibliografia
E. Giannella, M. Palumbo, G. Vigliar - Mediazione Familiare e Affido Condiviso, Come separarsi insieme - Collana Edoardo Giusti - Sovera 2018




 

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